DUE MOSTRE AL MUSEO DIOCESANO E CAPITOLARE

Terni, due mostre al “Museo Diocesano”, una di grafica l’altra di “complessi polimaterici”

Una nuova stagione culturale ha preso avvio dal Museo Diocesano e Capitolare di Terni: l’Associazione di Promozione Sociale Tempus Vitae e l’Associazione Il Punto – Centro Ternano di Cultura hanno, infatti, inaugurato il 30 gennaio due mostre tra loro distinte ma fuse in un’unica entità, seguendo il fil rouge della creazione artistica e della capacità di plasmare la materia secondo la propria volontà.
Le due mostre, curate da Marco Grilli, Responsabile cultura Tempus Vitae e Domenico Cialfi, Presidente de Il Punto (Centro Ternano di cultura), saranno visitabili tutti i giorni, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, fino al 10 Febbraio.

Alcune immagini dell’inaugurazione

 

 

La mostra dedicata a Renzo Vespignani (Roma 1924 – 2001) è incentrata su una ventina di opere grafiche che coprono un arco temporale dal 1950 al 1980, tutte, o quasi, provenienti dalla collezione di Giuseppe Pennacchia, che è stato un attento cultore di quest’artista, particolarmente versato nella produzione incisoria autonomamente intesa, come delle espressioni artistiche, soprattutto romane e italiane, del secondo dopoguerra del XX sec.

Accanto alle opere di Vespignani, testimone di stampo realista, con l’evanescenza del suo tratto, dai trapassi insistiti di luce ed ombra, di pallide presenze della dimensione umana, specchio della progressiva alienazione dell’uomo, troviamo opere grafiche di grandi esponenti dell’arte italiana dai riferimenti artistici assai distanti e di diverse generazioni: Fontana, Campigli, De Chirico, Maccari, Gentilini, Benedetto, Turcato, Guttuso, ma anche Baj, Attardi, Dorazio, Vedova, accanto ai più giovani Guccione, Castellani, Steffanoni, Pozzati, Bruni, Schifano, ecc.

Ne viene fuori uno spaccato dell’arte, nell’ottica particolare dell’incisione, di tutto rilievo, una sorta di fermo immagine su quegli anni (gli anni ’70) densi di realismi, variamente declinati a secondo del temperamento e delle esperienze degli artisti (Guttuso, Guccione, Steffanoni, ecc.), ma anche di espressioni non figurative e di astrattismo vero e proprio (Turcato, Dorazio, ecc.), nonché di tendenze informali (Vedova), a quell’epoca in netto superamento, così come di sperimentalismi riduzionistici, monocromi variamente estroflessi di un Castellani, che dialogano con la gestualità spazialista di un Fontana, così come con gli “schermi” di Schifano.

In mostra anche una incisione di Lino Bianchi Barriviera, maestro di Vespignani, e non poteva mancare un riferimento alla produzione artistica locale con un “Autoritratto” di Aurelio De Felice (a venti anni dalla scomparsa), insieme ad una “Figurina” dai tratti decisi, “rapidamente costruita con precisione di chiarezza”, dell’allora giovanissima narnese Franca Antinori, che, nel 1971, allieva di Guccione e Ciarrocchi all’Accademia di Roma, con questa acquaforte si impose in una prestigiosa mostra/concorso della capitale.

 

Contemporanea alla mostra di Vespignani, in una collocazione a parte, sempre nel Museo, sono stati allestiti dei “complessi polimaterici”, i manufatti luminescenti del ternano Luca Luzzi. Gioiose realizzazioni che piegano la dimensione tecnologica a esiti di espressione artistica, fuori da ogni riferimento di funzione d’uso, alimentando una sensibilità “astratto-immaginativa”.

Questa coincidenza, con uno scarto in avanti, ci invita a considerazioni ottimistiche circa la capacità costruttive e inventive dell’uomo, al di là della troppo spesso sbandierata “morte dell’arte”.

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